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L’interpretazione ambientale: a contatto con la natura nel Parco Nazionale d’Abruzzo

Sistemando hard disk e computer, è saltato fuori un articolo scritto per l’università nell’aprile del 2014. Sì insomma, quando ero una giovane studentessa. Per raggiungere i maledetti 6 cfu “a piacere”, mi ero lanciata a seguire un corso di geografia ambientale incentrato sull’interpretazione ambientale. Ciò che mi aveva convinto era la possibilità di fare un giro al Parco Nazionale d’Abruzzo, a contatto diretto con la natura.
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Condivido con voi lo scritto, in cui, ripercorrendo la giornata passata nel Parco insieme a tre fantastiche guide, ho provato a spiegare cosa ho capito dell’interpretazione ambientale e del ruolo dell’interprete ambientale.

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Non è affatto semplice convincere un gruppo di 30 ragazzi, abituati a vivere poco o niente la Natura, che il saluto al Sole possa far entrare in contatto il visibile con l’invisibile, l’uomo con la Terra. L’interpretazione ambientale intende infatti porre in relazione luoghi e persone, e proprio questo è stato l’obiettivo dell’escursione al Parco Nazionale d’Abruzzo, attività fondamentale all’interno del percorso sull’interpretazione ambientale svolto in parte in aula. Gianni, Tommaso e Luana, le nostre guide, con grande semplicità si sono calati nei panni dei “cantastorie”, facendoci ripercorrere ere geologiche camminando tra le foglie secche, rivelandoci le connessioni, i significati e le relazioni nascoste dietro ogni sasso, ogni insetto, ogni arbusto. Con un approccio totalmente comunicativo, le nostre guide sono riuscite pian piano a coinvolgerci e a espandere le nostre prospettive, lasciandoci immaginare le tombe nella Val Fondillo, acuendo i nostri sensi e svelandoci la Natura in maniera originale.

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Il Saluto al Sole appena arrivati nel Parco è servito a rompere le barriere tra noi e quel luogo. C’è stato imbarazzo, inutile nasconderlo: captare l’energia della Terra e del Cielo non è una cosa che si fa tutti i giorni, e i più sono rimasti spiazzati e a stento hanno trattenuto qualche risata. Poi, cominciando a camminare, ci è stato chiesto di cercare la “nostra foglia”, di guardarla, toccarla per essere in grado di riconoscerla alla fine della giornata. Qualcosa è scattato: era come scegliere un amico per l’escursione, far proprio un piccolo pezzetto di quell’immenso Parco. Ma per rendere ancora più forte la penetrazione in quel luogo, ci è stato chiesto di camminare bendati, per assorbire tutti i suoni e le energie.

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Forse anche per perdere un po’ il senso dell’orientamento ed entrare, volenti o nolenti, in una realtà completamente da riscoprire e in cui adattarsi una volta tolta la benda e riacquistata la vista. Qui abbiamo conosciuto l’Albero: prima con un gioco dei ruoli, poi passandoci di mano in mano un ramo del grande faggio sotto cui ci riparavamo dalla pioggia. Un piccolo gioco  che è riuscito a tirare fuori ricordi e passioni di ciascuno: chi ha ricordato le vacanze dell’infanzia passate tra i boschi, chi ha collegato il ramo al senso della morte, chi al proprio libro preferito. Lo scopo di questa attività era quello di avvicinarci all’Albero, “un essere meraviglioso come noi”, e di ritrovarlo anche nella nostra mano: disegnando infatti le linee principali del palmo della mano, non è stato difficile notare la somiglianza con i rami degli alberi che ci circondavano.

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Alla fine della giornata quindi l’iniziale imbarazzo si è tramutato in curiosità e voglia di continuare ad esplorare il territorio. Prima di lasciare il Parco ci è stato chiesto, come promesso, di recuperare la foglia scelta all’inizio: ciascuno di noi, ancor prima di vederla, sapeva qual era la propria foglia, ricordava le sfumature e le venature, i piccoli tagli e e le arricciature. È stato bello rendersi conto di come un’attività che inizialmente poteva sembrare infantile abbia in realtà contribuito e collegarci di più con la Natura.

Ciò che personalmente mi ha colpito di più è stata la preparazione e la passione delle nostre guide che ci hanno aperto le porte del Parco Nazionale d’Abruzzo con semplicità  e intelligenza, facendoci amare in poche ore tutto il territorio, realizzando pienamente quello che, come ci avevano anticipato, è l’obiettivo cui mirano gli interpreti ambientali.

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L’interpretazione ambientale è una disciplina che dovrebbe accompagnare ogni attività che si svolge sul territorio. Troppo spesso, soprattutto a livello istituzionale, si prendono decisioni relative al territorio che tuttavia si rivelano sbagliate perché non integrate e non  in armonia con chi vive quei luoghi tutti i giorni. L’interpretazione ambientale invece si basa  sull’analisi dei processi, sullo studio, sulle interazioni e sulle esperienze, prima di agire ascolta e impara dal luogo, dalle persone, dagli animali e dalle piante che lo abitano, con lo scopo di sviluppare la consapevolezza dell’ambiente naturale e culturale e di incoraggiarne un uso appropriato. Nulla di nuovo, stando a quello che ci hanno raccontato Gianni e Tommaso: da sempre sciamani, cantastorie e narratori hanno infatti tramandato storie e culture legate al territorio. Agli interpreti ambientali adesso è dato il compito di recuperare quelle connessioni e  interazioni, antiche e moderne, tra i luoghi e le persone e di comunicarle soprattutto ai visitatori delle aree protette, dei siti archeologici e dei musei, per rendere ogni singola persona parte di un grande progetto di gestione del patrimonio naturale e culturale che passa prima di tutto dalla conoscenza.

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L’interpretazione ambientale in fondo è applicabile tutti i giorni e da chiunque: con esperienza e pratica quotidiana infatti si può cominciare a entrare in relazione con il luogo in cui si vive.

3 pensieri su “L’interpretazione ambientale: a contatto con la natura nel Parco Nazionale d’Abruzzo

  1. melina

    Ora sono curiosa di sapere in cosa ti sei laureata!!!!!
    L’articolo scritto sia allora per gli studi che ora sul blog lo trovo un’ottima idea.
    L’interprete ambientale non sempre viene considerato quando si decide di visitare luoghi naturalistici, quando invece è “essenziale” per scoprire il luogo, le sue storie, le sue tradizioni.
    Un bacio a te e ai gufetti!
    Melina

    1. Giorgia Autore dell'articolo

      Grazie Melina! Sono laureata in linguistica italiana, con tesi su didattica della lingua italiana 🙂 ma ho la passione per la geografia e per le scienze naturali, per cui non ho colto la palla al balzo quando ne ho avuto opportunità! Grazie ancora per essere passata! Un bacio ❤️

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